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La Sonnambula torna al teatro San Carlo

jessica PrattTorna un titolo assente da 20 anni dal palcoscenico sancarliano, La Sonnambula di Vincenzo Bellini, in programma al Teatro di San Carlo di Napoli domenica 30 gennaio 2022 alle 17.

Melodramma serio in due atti su libretto di Felice Romani, La Sonnambula sarà diretta da Lorenzo Passerini, giovane e già affermato direttore, per la prima volta alla guida di Orchestra e Coro del Massimo napoletano. Maestro del Coro è José Luis Basso.

Protagonista, nel ruolo di Amina è Jessica Pratt. Accanto a lei Francesco Demuro nel ruolo di Elvino, il russo Alexander Vinogradov nei panni di Rodolfo e Manuela Custer in quelli di Teresa. Completano il cast Valentina Varriale (Lisa), Ignas Melnikas (Alessio), Walter Omaggio (Un notaro).  

Lo spettacolo è in forma di concerto. 

Dalla Guida all’ascolto del programma di sala di Maria Rosaria De Luca

Vinogradov

La genesi di Sonnambula va riferita all’ultimo scorcio dell’anno 1830, quando Bellini e Romani decisero, per probabili motivi di censura, di accantonare il progetto di un’opera tratta da Hernani di Victor Hugo e di rivolgersi a un soggetto di genere idilliaco campestre, una comédie-vaudeville dal titolo La Villageoise somnambule ou Les deux fiancées di François-Victor-Armand d’Artois (detto anche Dartois) e Jean-Henri Dupin, messa in scena al Théâtre des Variétés parigino nell’ottobre del 1827, a sua volta riadattamento di un ballet-pantomime, La Somnambule, ou L’Arrivée d’un nouveau Seigneur, di Eugène Scribe e Jean-Pierre Aumer per la musica di Ferdinand Hérold, dato all’Opéra di Parigi appena un mese prima.

La sonnambula fu scritta per una compagnia vocale che annoverava due astri del belcanto come il soprano Giuditta Pasta e il tenore Giovanni Battista Rubini. Se Rubini era stato un collaboratore assiduo di Bellini (aveva sostenuto le parti di Gernando nella Bianca e di Gualtiero nel Pirata), l’avere per la prima volta a disposizione una primadonna come la Pasta, dalle spiccate doti vocali e, soprattutto, drammatiche, galvanizzò il musicista.

Francesco Demuro

Con La sonnambula, da poeta e musicista concepita e dettata in meno di due mesi, la Pasta consegnò il ritratto esemplare di un personaggio tenero e accorato, quasi emanazione del paesaggio alpestre, idilliaco e incontaminato, in cui Romani situò la vicenda. In definitiva, si tratta di un’opera semiseria, dalla quale, in linea con le tendenze romantiche professate dal musicista, è stata espunta qualsiasi connotazione giocosa, in modo da conferirle un carattere “autentico e ideale allo stesso tempo”.

Una storia tenera e innocente di due fidanzati svizzeri condita con l’interesse di moda per il sonnambulismo e i fenomeni dell’inconscio, causa di un temporaneo malinteso che dinamizza una drammaturgia essenzialmente statica nell’episodio dell’improvviso rifiuto delle nozze per sospetta infedeltà della sposa e in quello dell’eroina che cammina pericolosamente nel sonno sul tetto del mulino. Rappresentata con enorme successo al Teatro Carcano di Milano la sera del 6 marzo 1831, la ‘favola’ di Amina ed Elvino segna altresì un punto d’arrivo nella parabola creativa di Bellini, per quanto attiene alla continuità e intensità del respiro drammatico.

Lorenzo passerini

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