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WORLD PRESS PHOTO: UNO SGUARDO SUL MONDO

In mostra a Napoli la foto più importante del mondo

IMG 20171206 140701È di grande impatto emotivo la mostra fotogiornalistica internazionale World Press Photo che tiene la sua seconda edizione a Napoli nel Museo Pignatelli - Casa della Fotografia (Riviera di Chiaia 200) dove resterà fino al 7 gennaio.

La foto vincitrice di quest’anno è An Assassination in Turkey - Mevlüt Mert Altınta del fotoreporter Burhan Ozbilici di Associated Press, che l’ha scattata ad Ankara il 19 dicembre 2016 durante l’inaugurazione di una mostra. La foto, che su Facebook ha avuto 18 milioni di visualizzazioni, ritrae un poliziotto immortalato pochi istanti dopo aver sparato all’ambasciatore russo in Turchia Andrey Karlov.

«La security  voleva portarmi via – racconta Burhan Ozbilici - erano andati via tutti, ma io, mentre voltavo le spalle per andarmene, ho continuato a scattare. Uscito dalla stanza ho chiamato una collega e ho detto che l’ambasciatore era morto. Lei quasi non ci credeva ma ha sentito in diretta altri spari che sono stati esplosi quando ero già fuori dalla stanza. Solo dopo qualche minuto ho detto all’editore che avevo le foto perché ero sconvolto. Tutti mi chiamavano ma io non volevo parlare con nessuno, non ho dormito per tutta la notte». «Non mi piace parlare di politica ma di giornalismo – prosegue il fotoreporter turco, a Napoli per l’inaugurazione della mostra - Ho lavorato con tutti i politici turchi, ma ho mantenuto l’onestà che mi ha insegnato mio padre e mi sento più forte di tutti loro. Per me il mio lavoro è una missione. Si parla di giornalisti perseguitati e politici corrotti, ma non di giornalisti che si fanno corrompere: quando ho intervistato Gheddafi a tutti i giornalisti fu regalato un orologio da 3000 dollari. Io rifiutai di accettarlo. Gli altri sfoggiavano l’ orologio dicendomi che ero stato stupido. Ma io non corrompo la mia dignità per 3000 dollari».

Da sempre il concorso del World Press Photo è attento alle tematiche sociali e “tutela la libertà di informazione, inchiesta e espressione come diritti inalienabili del foto-giornalismo di qualità”.

I temi più significativi per gli scatti in mostra quest’anno sono i rifugiati di tanti Paesi, i migranti in mare, il rapporto dell’uomo con l’ambiente. C’è il sovraffollamento di un carcere nelle Filippine, il degrado delle case occupate a Rio de Janeiro, i bambini costretti ad estenuanti lezioni di ginnastica in Cina e quelli idrocefali a causa di un virus in Brasile, i condannati a morte in Iraq che vengono ancora impiccati, ma anche il corteo per i funerali di Fidel Castro: la storia con la S maiuscola mescolata a tante piccole storie di vita di singole famiglie e singole persone.

La mostra è aperta al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17 (ultimo ingresso ore 16, martedì chiusa), il sabato e la domenica dalle 10 alle 21 (ultimo ingresso ore 20). Domenica 24 e 31 dicembre: ore 10 – 17 (ultimo ingresso ore 16). Costo: euro  7.50 mostra e  museo;   5 museo;  2 ingresso al  giardino.

L'Autore
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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